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Tunisia for Dummies 2014 – Quaderno di viaggio

Qui di seguito la trascrizione del quaderno di viaggio tenuto giorno per giorno in Tunisia dal nostro Paul: un’incredibile flusso di coscienza che ci fa rivivere questo viaggio dal personale punto di vista di chi affronta per la prima volta l’esperienza di un viaggio in moto piuttosto lungo e per giunta in un continente “particolare” come l’Africa.

Parigi, 30/12/2013

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Acquistato logbook al Centre Pompidou. Domani si festeggia il capodanno con Diana, Giulia e i suoi amici. Il Transalp aspetta a Genova. Mancano 4 giorni alla partenza. I ragazzi sono belli carichi e TRELLANO a manetta.

Genova, 2/1/2014

Fermenti preparativi in un giorno lavorativo. Arrivati a un solo giorno dalla partenza bisogna trovare la configurazione di adatta per partire, consultando il meteo e i consigli di Federico, il più esperto del gruppo e incondizionatamente il capo di questa “spedizione”, che per noi ha il sapore di un vero raid nel deserto, anche se sappiamo che questo sarà un giro molto semplice in un paese civile, e che il deserto lo sfioreremo appena.

Non sono più abituato a scrivere a penna. La calligrafia è pessima (va be’, è sempre stato così) ma quello che mi impressiona è il dolore alla mano. 5 anni in ufficio a battere tasti sul computer fanno questo effetto. Sarò capace di riempire queste pagine con il racconto del nostro viaggio?

Federico ha prenotato un modesto hotel per la prima sera, a Mahdia. Nico dice che prenotare non è tanto ADV. Comunque vada, lo spirito avventuroso ce lo sentiamo tutti dentro.

Tanit, 3/1/2014

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Siamo a bordo della nave Tanit, di CoTuNav. Le moto sono nella stiva imbragate alla meno peggio, e ci prepariamo alle 24 ore di navigazione che ci aspettano. Cominciamo con un té verde tunisino, nella medina della nave. La partenza è stata un momento fortemente sopravvalutato dai nostri amici, che ci hanno incontrato alle 11.30 al bar della marina per salutarci come se partissimo per un lungo viaggio intorno al mondo. Vediamo che il nostro entusiasmo li ha contagiati, e sono felice di ciò.

Mio padre mi ha fotografato prima della partenza. L’attesa dinanzi alla Tanit si è protratta ancora per diverse ore, ma la nave è partita con appena 1h15′ di ritardo. Le nostre moto sono state le uniche quattro a salire a bordo e probabilmente siamo anche gli unici Italiani.

A bordo nave si ammazza il tempo leggendo o giocando a carte. Fede quando gioca a cirulla si arrabbia come un vecchio. Abbiamo anche potuto espletare una parte delle arzigogolate pratiche doganali africane. Code lunghissime senza cartelli né indicazioni, lughe almeno un’ora ciascuna. Prima alla polizia di frontiera, poi presso altri agendi doganali. Qualche volta si arriva alla fine della fila e ci dicono “desolé”, la fila da fare era un’altra. E noi come facevamo a saperlo? Si compilano foglietti di cartoncino in francese e arabo, spesso ricopiando gli stessi dati più volte: nom e prenom, targa, telaio, nazionalità del proprietario e del conducente. A contatto con la burocrazia africana, quella italiana di colpo diventa semplice e veloce.

Mahdia, 4/1/2014

Sera a Mahdia, all’Hotel Medina. Camere grezze e fredde illuminate al neon. Staff cordiale, paghiamo appena 41 dinari la camera doppia. Ottima cena di pesce fresco in una bettola senza nome in riva al mare, scoperta da Fede l’ultima volta che è stato qui con Luca.

Oggi solo qualche momento di panico quando Fede non trovava le chiavi della moto nella cabina del traghetto. In realtà erano attaccate alla moto nella stiva, e nessuno le ha toccate per tutto il viaggio.

La giornata in moto è stata un lungo e noioso (ma necessario) trasferimento autostradale per raggiungere il sud della Tunisia. Ci siamo resi conot che l’itinerario pianificato sul roadbook è troppo lungo e ambizioso. Fede e Nico stanno riprogrammando i navigatori per accorciarlo. Domani ci aspettano 6 ore in moto: da Mahdia raggiungeremo Matmata.

Una breve digressione sulle (sulla) autostrade tunisine: lucide e scivolose anche in una bella giornata di sole come è stata oggi, con la pioggia devono diventare viscide come il sapone. Ci eravamo dati come regola di non guidare in Africa di notte, ma oggi, complice il ritardo della nave, siamo arrivati a Mahdia con il buio. Di notte l’autostrada africana si popola di bizzarri e pericolosi personaggi: carretti trainati da asini contromano in carreggiata, scooter che sfrecciano a fari spenti e senza targa, persone che attraversano la strada. Usciti dall’autostrada a Sousse, abbiamo attraversato anche qualche piccolo paese: per le strade si vedono per lo più solo maschi. I ragazzini ci urlano qualcosa quando passiamo. I bar sulla strada sono gremiti, e spesso ci sono capre e pecore macellate appese al soffitto, vicino ad altre capre e pecore che brucano indisturbate nei paraggi.

Finora quello che mi piace di più della Tunisia è il té alla menta, dolcissimo e profumato. Il migliore che abbia mai bevuto

Matmata, 5/1/2014

Finalmente a sud della Tunisia, alle porte del deserto. Primo battesimo della sabbia per Mario, che è caduto rompendo la leva della frizione. Sostituita in 10 minuti con una leva più robusta, senza la rotella di regolazione. Sulla strada ci siamo avventurati per una mulattiera pietrosa in direzione giusta, ma che non era salvata sulle mappe. A un bivio ci siamo distratti e separati per errore. Tre di noi hanno preso la direzione sbagliata, e Federico è tornato indietro a riprenderci. In mattinata breve visita all’anfiteatro di El Jem, il terzo più grande del mondo romano.

Pranzo delizioso al ristorante Younga di Mahres: una grigliata mista di pesce freschissimo. Cena molto buona in hotel con Brique a l’Oeuf, il mio nuovo piatto tunisino preferito (forse mi piace anche più del té). L’ultima parte di strada in arrivo a Matmata bella e tutta curve, su asfalto a grana grossa.

La sera a casa a giocare a carte, e ora la stanchezza si fa sentire. Domani andremo sulle prime vere piste. Dormiremo a Tataouine o a Ksar Ghilane?

Tataouine, 6/1/2014

Siamo a Tataouine, nella casa di Aldo, un signore pensionato originario di Genova, che si trasferisce in Tunisia per 6 mesi su 12 da molti anni, dove gestisce un grazioso B&B.

Siamo tutti molto stanchi, ma la giornata non è stata troppo massacrante. Partiti da Matmata alle 9 dopo un’abbondante colazione abbiamo incontrato in paese Mustafà-putana-mariuana, una vecchia conoscenza di Fede. Per pochi dinari ci ha portato alle case troglodite, ha sorvegliato le nostre moto mentre facevamo le foto al set di Star Wars e ci ha instradato sulla pista per Ksar Ghilane. Non abbiamo fatto soste fino a Ksar Hadada. Pista larghissima, vista mozzafiato, colori incredibili e finalmente paesaggio desertico. Mario è di nuovo caduto, 3 volte in tutto, rompendo solo uno specchietto. Sta imparando velocemente e mostra sempre più confidenza.

Arrivati a Tataouine nel pomeriggio abbiamo mangiatodelle delizione tortillas all’uovo (chissà come si chiamano) ed è lì che abbiamo fatto la conoscenza di Aldo, avvicinatosi a noi parlando con un perfetto accento genovese. Stasera siamo da lui.

Abbiamo fotografato due bambine tenerissine, e in cambio abbiamo regalato loro delle barrette energetiche e una tortina, suscitando i sorrisi più belli del mondo. La gente al sud della Tunisia sembra più ospitale e amichevole delle facce da buzzurro che si vedono in giro al nord. Siamo sempre molto rispettosi dell’ambiente e delle persone, e ci sentiamo benvenuti qui.

 Douz, 7/1/2014

Sveglia alle 8, come ogni giorno, e abbondante colazione preparata dalla signore Graziella. Riceviamo in dono alcuni fossili e dei denti di dinosauro ritrovati nella zona. Aldo ci mostra orgoglioso il dinosauro ritrovato da lui, il Tataouinea Hannibalis. Mica male trovare un dinosauro da pensionati!

Carichiamo i bagagli sulle moto ed effettuiamo qualche piccola riparazione al Tiger e alla Super Ténéré. Aldo ci saluta calorosamente, e finalmente partiamo in direzione Douiret. Uno Ksar inerpicato su una brulla montagna, con una vista mozzafiato. Subito dopo Chenini e la Moschea dei 7 dormienti. Poi Gomrassen, e da lì prendiamo la pista per Ksar Ghilane. La pirsta è semplice e larga come un’autostrada. Mario ha sempre qualche problema quando incontra le lingue di sabbia, ma se la cava. A un certo punto il paesaggio cambia, e iniziano a comparire le prime dune come nel vero deserto, quello da cartolina. Nico è il primo a portare le ruote su una dunetta timinda e immacolata. Segue il Transalp. Sensazione di navigare, il posteriore zappa e l’anteriore sterza in libertà. Una volta realizzato che la moto non cade, parte il divertimento vero. Continuiamo sulla pista, e a metà spunta un vero Café du Desert, il Café Loutid. Prendiamo 4 té, poi altri 4 té, poi 4 pashmine. Attacchiamo gli adesivi di Adv-Tourer.

Tento una duna un po’ più seria e pianto il Transalp fino ai mozzi nella sabbia: un bel parcheggio. Federico risolve il problema in pochi secondi: abbatte la moto verso valle e mi dice di riempire la buca sotto al posteriore con della sabbia. Poi rimettiamo la moto in piedi e si riparte in seconda marcia: in discesa, ritornare sulla pista è un gioco da ragazzi. Basta giocare con la sabbia: è tempo di ritornare sulla pista, fino a incrociare la “pipeline”: un lunghissimo rettilineo di asfalto che corre a fianco del gasdotto, per 50 km. Arriviamo a Ksar Ghilane, finalmente! Siamo alle porte del Grand Erd Orientale, e davanti a noi si apre uno sconfinato mare di dune. Foto e massima esaltazione. Si fa tardi e dobbiamo ripartire per arrivare a Douz, ma siamo tutti quasi in riserva (tranne il Super Teneré petroliera) e facciamo per la prima volta benzina a un chiosco. Il gestore arriva  su una Mobilette, passando come se niente fosse sopra le dune, stringengo fra le gambe un fascio di foglie di palma, che spuntano dal motorino di un metro per lato. Compriamo 20 litri di “essence” per 50 dinari, e questa benzina servirà tutta per arrivare fino a Douz, nuovamente in riserva e con il buio.

Percorriamo la “pipeline” in senso inverso. Alla fine del rettilineo ci fermiamo al Café Jilili, dove Fede è già passato un anno prima con Luca e Monica. Il posto è gestito da bravi berberi, una piccola famiglia. Regaliamo loro due scatole di pennarelli e magliette per i due figli piccoli. Riceviamo in cambio mani di Fatima e rose del deserto. Ripartiamo per le 17, e sulla strada per Douz il sole tramonta. Ci fermiamo per qualche minuto nel silenzio assoluto, con le moto rischiarate dal bagliore lunare.

Passiamo la notte all’albergo Bel Habib, cenando al ristorante al piano terra. Ci fanno parcheggiare le moto dentro a una sala del ristorante, in mezzo ai tavoli apparecchiati!

Gafsa, 8/1/2014

Douz – Tozeur – Nafta (villaggio di Star Wars) – Tozeur – Pista Rommel

Che giornata! A Douz abbiamo conosciuto il signor Hédi, nel suo negozio “Artisanat du Sahara”, in Place du Marché. E’ un grande conoscitore del deserto, e ha scritto alcuni libri sulle tradzioni e usanze dei popoli di questi luoghi. Per una coincidenza incredibile conosce e stima Aldo, e ci parla in ottimo Italiano, anche se non è mai stato in Italia. Visitiamo il suo museo di oggetti recuperati dal deserto, in una vita di ricerche: fossili, pietre scheggiate da uomini primitivi, punte di freccia, armi e proiettili delle mille guerre che ha visto il territorio tunisino e antichi utensili touareg e berberi. Si lamenta che in in Libia, dopo la caduta di Gheddafi, non è più possibile andare, e ci racconta che il suo viaggio più bello, di 28 giorni, è stato proprio lì. Anche in Mali e Mauritania non si può più entrare da parecchi anni. “L’Africa è più piccola adesso, come una bottiglia di plastica gettata in mezzo al fuoco”.

Salutiamo Hedi affettuosamente, dopo esserci scambiati adesivi, indirizzi email e la promessa duplice: noi invieremo a Hedi un po’ di quaderni e lui ci informerà quando la nuova versione del suo libro sarà pronta. Che uomo di cultura! Ha pure collaborato alla stesura della tesi di laurea di una studentessa dell’università di Trieste.

Ci rimettiamo in moto e arriviamo al “parco giochi” di Nafta. Facciamo qualche foto al villaggio di Star Wars, regaliamo qualche maglietta ai giovani che si avvicinano a noi cercando di venderci qualcosa. Compro una collanina a un vecchio per 3 dinari, e gli regalo anche una maglietta. Non sembra molto contento, e subito mi pento del regalo che ho fatto. Ma adesso è ora di andare a fare gli scemi sulle dune. Nico (perché ha un KTM) arriva in cima alle dune più alte. Io mi accontento delle piccole, e mi godo la sensazione di navigare.

Attraversiamo il Chott-el-Jerid, un immenso lago salato pressoché totalmente prosciugato. Arrischio le ruote del Transalp sulla superficie limacciosa e salmastra, che a tratti diventa dura e liscia come asfalto.

Benzina a Tozeur ed entriamo nella Pista Rommel al tramonto. Si sale sulla montagna sopra a grosse lastre di cemento tutto sommato ben tenute, deposte durante l’ultima guerra mondiale dall’esercito tedesco in ritirata. Siamo sulla vetta al tramonto e la luce è magica. L’arrivo della pista però delude: la solita discarica tunisina a cielo aperto. Rapido commuting asfaltato a Gafsa e stanchi ma felici ci concediamo una notte al Jugurtha Palace.

Sono le 22, e mentre scrivo il quaderno di viaggio Mario scarica le foto di tutti sul suo PC, Nico e Fede programmano i Garmin con l’itinerario di domani. Ultimo giorno pieno: si cerca di non passare da Kasserine, la zona vicina al confine con l’Algeria che ci è stata sconsiglia perché non sicura.

Oggi Mario non è caduto neanche una volta. Io vado molto fiero delle foto del mio Transalp con la sabbia fino ai mozzi.

Tanit, 10/1/2014

Sulla nave del ritorno. gli ultimi due giorni sono stati soprattutto un lungo commuting per ritornare al nord. Da Gafsa siamo andati a Le Kef (deludente) fermandoci lungo la strada a visitare due siti romani a Sbeitla e Mahktar. Inentrambi le pecore pascolavano liberamente. Bellissima strada di montagna in mezzo al verde nei pressi di Sbiba.

A le Kef non abbiamo trovato dove dormire, e siamo risaliti fino ad Hammamet, credendo di trovare un poì di vita notturna e locali. Niente di tutto ciò: bar deserti e acre odore di rifiuti bruciati e fumo. dalle aprti di El Hafey siamo passati in mezzo a un mercato. a Mahktar gomme bruciate per strada, segno della recente rivoluzione. Ad Hammamet i locali aprivano 3 ore dopo e siamo andato a dormire al Camping Samaris. A Korba oggi nico ha preso una facciata in spiaggia. Si rischiava di predere la nave. Per paura di essere in ritardo non siamo riusciti neppure oggi a provare le brochette di pecora… Penso che dovremo tornare.

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